Era saggia la mia terra

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In questo testo l’autore raccoglie oltre duemila proverbi dall’Appennino Abruzzese (valli dei fiumi Ratto, Velino e Aterno, nei comuni di Montereale, Borbona, Cittareale, Posta, Antrodoco e zone limitrofe), raggruppandoli per temi. Per ciascun argomento individua i valori morali dominanti nelle comunità rurali tradizionali, spiega quali vantaggi il rispetto di detti valori arrecava al popolo e osserva come la mentalità delle persone si è evoluta, negli ultimi decenni, riguardo a tali valori. Identifica infine le cause dirette di tali combiamenti e ne segnala le conseguenze in termini di squilibri, talvolta letali, indotti nella nostra società.

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Descrizione

Nella Prefazione, il Prof. Mario Polia, antropologo, spiega come questo libro copra una lacuna importante, giacché è dai primi anni del Novecento che non viene pubblicato un lavoro così corposo sui proverbi, con un’analisi sociologica dei loro contenuti. Nonostante la voluminosità, e nonostante il rigore metodologico e la profondità dell’analisi, il libro risulta scorrevole, addirittura avvincente, godibile da qualsiasi tipo di lettore.
I proverbi sono classificati per temi, sulla base del contenuto. Per ciascun tema, l’Autore individua i valori morali espressi dai proverbi; in tal modo, tessera dopo tessera, compone un accurato mosaico che rivela, molto realisticamente, la mentalità vigente nella società rurale tradizionale. Vengono evidenziati i vantaggi che il rispetto di detti valori arrecava al popolo, come la diffusa condanna della superbia e dell’invidia, che giovava alla collaborazione tra i membri della comunità; i benefici indotti dalla fedeltà ai legami di sangue; il rispetto delle regole di corteggiamento, piuttosto rigorose, che risultavano in matrimoni numerosi, duraturi e prolifici, eccetera.
Viene poi condotta un’analisi di come la mentalità delle persone si sia trasformata, negli ultimi decenni. Ad esempio, si analizza il declino dello spirito religioso e la metamorfosi del senso di peccato (non più un comportamento che nuoce alla comunità, bensì ciò che ostacola i programmi totalitari delle élites dominanti, che pilotano i media) e la perdita di autorità degli anziani, i quali, marginalizzati, hanno ceduto ai media il compito di educare e consigliare. Vengono spiegati anche quali “campagne” culturali hanno indotto i cambiamenti, quali nuovi “eroi” hanno bacato l’anima dei nostri giovani (memorabile la menzione di Clint Eastwood!). Infine, si segnalano le conseguenze di questa mutazione antropologica, gli squilibri tra le forze sociali che, ponendo il popolo in una condizione di assoluta vulnerabilità, ne stanno determinando l’oppressione e lo sfruttamento.
Complessivamente, si spiega la transizione da una società solidale, animata da un forte spirito comunitario, capace di difendersi e di perpetuarsi, a una destrutturata, erosa da egoismi miopi, nella quale avanzano lo schiavismo e il conseguente annientamento dei popoli autoctoni. Il tutto, nella prospettiva di uno spirito tenace, che spiega in profondità il nostro declino soltanto allo scopo di sviluppare i mezzi che occorrono per opporsi ad esso. In questo senso, il salvataggio e la comprensione dei principi fondamentali di una società più equilibrata ed armoniosa diventano il primo passo per iniziare, quanto prima, una possibile ricostruzione.

Informazioni aggiuntive

Collana

Le tradizioni

Autore

Michele Antonelli

Pagine

503

ISBN

978-88-31391-00-9

Anno

2019

2 recensioni per Era saggia la mia terra

  1. maria perluigi

    Un libro che resta nelle stanze della vita quotidiana. Spesso sul tavolo e tra le mani. Tutti a leggerlo, tra l’allegria curiosa dei giovani e l’orgoglio dei vecchi. È strumento fluido ed accurato che facilita la tradizione, intesa come passaggio di cultura tra le generazioni.

  2. Enrico Zimei

    Volume ricchissimo, merita l’interesse di studiosi e appassionati di linguistica, dialettologia, tradizioni popolari, oltre che di quanti si interessano a qualsiasi titolo alle culture dell’Italia mediana. I proverbi raccolti, più di duemila, provengono da un’area culturalmente omogenea, quella dell’Alta Sabina, che ha conservato saldamente la propria identità, a dispetto della ripartizione amministrativa fra regioni diverse introdotta quasi un secolo fa.
    La materia, costituita per la maggior parte da proverbi, ma anche da filastrocche, detti, espressioni idiomatiche, è distribuita per temi (la religione, le virtù, i vizi, l’amicizia, il denaro, la famiglia, la casa, il lavoro, il gioco, le stagioni…) ed è corredata di traduzioni in italiano e da un ricco glossario.
    A questa parte, che è fondamentale, e che rappresenta di per sé un archivio ragguardevole, è associata un’altra, di non minore interesse, in cui l’autore analizza sinteticamente le strutture culturali che erano alla base della società tradizionale, e mette in evidenza le nuove massime e i canali attraverso i quali la mentalità tradizionale è entrata in crisi, per lo più dopo l’ultimo conflitto mondiale, per lasciare spazio alla società dei consumi. Il punto di vista dell’autore è comprensibilmente critico nei confronti di una trasformazione che, nell’arco di pochi decenni, ha infranto un equilibrio che aveva retto attraverso i secoli, garantendo alle comunità dell’Appennino centrale una vitalità che oggi appare compromessa.
    Un ultimo motivo d’interesse – ma forse per soli intenditori! – è la constatazione di un fenomeno di lungo periodo, e cioè il ritorno di un’opera paremiografica nell’area mediana, e aquilana in particolare, segnata sin dalle sue origini medievali dalla fioritura di raccolte di proverbi, a partire dalle proverbia pseudoiacoponiche, e passando per le raccolte di Catenaccio d’Anagni (di cui uno dei testimoni più importanti, arricchito fino a costituire quasi un’opera a sé stante, è d’area aquilana), a Costantino Gaglioffi, per non citarne che poche.

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